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In viaggio tra Atene e Sparta

Un maratoneta fontanafreddese racconta la sua Spartathlon

 

SPARTATHLON International Historical Ultramarathon Race ATHENS - SPARTA 246 klm

Mentre 350 ultramaratoneti sono pronti a ripercorrere le orme di Fidippide, un forte temporale si abbatte su Atene. Sono le 7.00 ed ha inizio questo lungo viaggio. Fortunatamente la pioggia sta finendo, ma le strade rimangono colme d'acqua.

Parto come al solito in ultima posizione e poi, un passo dopo l’altro, mentre risalgo gradualmente  posizioni nel serpentone dei podisti, incontro gli italiani e gli amici di tante corse, scambiando con loro incoraggiamenti. I primi 30 km non sono piacevolissimi, caratterizzati da un traffico molto intenso e passaggi a fianco di alcune raffinerie.

Da subito l'alimentazione e l'idratazione debbono essere continue. Corro diversi chilometri con  Oliveira, Bonfiglio, Reus, Palladino e Olsen, questi ultimi tre per me sono i favoriti della gara.

Il panorama si fa mozzafiato: costiera meravigliosa e vista su un mare turchino. Un cielo nerissimo si affaccia all'orizzonte, ci attende un temporale con un fortissimo vento contrario e tanta pioggia.  I più forti preferiscono gestire un ritmo un po' più lento, così mi ritrovo da solo, mentre molti ultramaratoneti partiti a ritmo esagerato crollano.

Dopo un'ora la pioggia cessa, la temperatura sale rapidamente fino a 28° e l'aria è molto umida.

Si entra nel Peloponneso correndo circondati da dolci colline, coperte da ulivi e vigne. Poco prima del passaggio a fianco alle rovine dell'antica Corinto, mi ritrovo al comando della corsa. Ad Assos tantissimi bambini mi accolgono urlando incitazioni ed alcuni mi affiancano chiedendomi un autografo sui quaderni scolastici.

Dopo un tratto di strada bianca si inizia a salire dolcemente, fino ad un paio di strappi decisi presso Soulinari. Le persone che incrocio si ricordano di me. Moltissime signore anziane mi regalano fiori e piantine bene auguranti durante la corsa, l'auto al seguito diventa una specie di serra e alcune piantine le metto nel taschino.

Ad ogni passaggio nei villaggi, spettatori cordialissimi mi accolgono ed incoraggiano. Dopo Nemea entro nella strada del vino, uno sterrato dove i vendemmiatori stanno abbandonando le vigne, tra mille incoraggiamenti uno di loro mi insegue per donarmi un grappolo d'uva appena raccolta.

Due bambine mi affiancano in bicicletta, facendomi mille domande e premurandosi di tenere lontani i cani selvatici per i 4km che portano al villaggio di Malandreni, dove ritrovo i volontari che ogni anno mi accolgono festosi. Mi cambio, aspettandomi una notte decisamente fresca e ventosa.

Attraverso i villaggi di Lirkya e Kapareli ed inizia a calare la notte, da qui il percorso inizia ad inerpicarsi sulla montagna con alcuni strappi di pendenza superiore al 10%, tantissime persone festose mi accolgono ricordando il mio nome. Dopo 3-4km di salita in uno spiazzo mi attende il mio equipaggio, Michela ed il figlio di un amico podista ora sono in compagnia di due carissimi amici che purtroppo hanno dovuto abbandonare la gara. Prima di iniziare un sentiero molto sconnesso indicato da luci di segnalazione che  conduce all'apice del monte Partenio, pur perdendo del tempo prezioso scelgo di indossare pantaloni lunghi, maglia a maniche lunghe e anti-vento, perché in quota soffiano venti molto freddi. Sulla cima il mio arrivo è atteso con entusiasmo da una trentina di persone avvolte in pesanti giubbotti invernali.

Durante la discesa, anche se è una strada bianca poco sconnessa, percepisco accenni di infiammazione al tendine d'Achille, ma cerco di portare la mente altrove. Riesco ad alimentarmi perfettamente, mai un problema digestivo, mai una crisi energetica, mi meraviglia la facilità con cui corro e ripenso ai patimenti dell'anno scorso.

Verso i 200km una splendida sorpresa: da una macchina mi sento salutare dai miei amici spartani, che accompagneranno l'auto del mio equipaggio ufficiale per tutta la notte.

Malgrado  una grossa vescica e il fastidio al tendine, corro molto facile. Gli ultimi 20 km passano in un lampo! Di solito questi chilometri paiono lunghissimi, ora invece mi sento perso in un'incomprensibile incoscienza, è splendido correre nella notte verso Sparta. Non mi interessa  sapere il mio vantaggio sugli inseguitori, ma chiedo solo notizie degli altri italiani, ad un certo punto vedo Daniele Palladino incoraggiarmi da un auto, mi dispiace molto per lui, come per gli altri italiani che hanno dovuto ritirarsi.

Sul rettilineo finale due tedofori mi affiancano, fino a quando riesco a vedere la statua di Leonida. Sono le 5.30 del mattino, non ho mai trovato tanta gente all'arrivo, sento delle urla fortissime e quella parola che ho sentito ripetere migliaia di volte sul percorso: Bravo! Perdo totalmente consapevolezza di quello che sta succedendo, mi trovo fra le mani una bandiera italiana.

Tocco la statua di Leonida, che sancisce la fine del mio viaggio, quindi appoggio la guancia sul suo piedone: sono incredulo, stupito, forse un po' trasognato. Sono l'abbraccio del sindaco, del presidente del comitato organizzatore e le parole italiane della famiglia spartana che mi ospita e di cui sono diventato molto amico, che mi fanno riprendere coscienza.

Mi viene posta sul capo una corona d'ulivo, bevo da un ampolla l'acqua ristoratrice del fiume Evrotas, ricevo alcuni oggetti che un bimbo spartano ha realizzato per me, come per ogni altro concorrente. Un signora con un espressione dolcissima mi regala una bellissima collana raffigurante il classico scudo spartano.

Saluto Michela, Gianni, Paola, Mario mentre mi accompagnano nel campo medico mobile dove mi trovano in ottime condizioni e effettuano un prelievo di sangue, in quanto ho aderito ad una ricerca di un'università di Atene.

Vengo accompagnato a casa di Paola e Mario, dopo un attesissima doccia provo a dormire, ma non ce la faccio, continuo a rivedere le indimenticabili immagini della corsa.

Non appena il mio equipaggio si risveglia scendiamo in piazza per attendere l'arrivo di tanti amici.

La sera, una premiazione splendida precede una serie infinita di abbracci sinceri e calorosissimi da parte della gente di Sparta.

Quanto adoro questa gente, così calorosa e ospitale, quanto è unico e meraviglioso questo viaggio tra Atene e Sparta.

Ivan Cudin