La Chiesa di Romano
E’ probabile che in età medievale a Romano ci fosse un piccolo luogo di culto ma nessun documento ne parla. Sappiamo che alcuni abitanti di Romano nel 1562 “se obliga pagar ogni anno un quartarol de formento alli zuradi de la fabrica de Santa Maria de Vigonovo” che era la chiesa parrocchiale. Per la prima volta la chiesetta la troviamo citata nel 1516 quando era governata da “frate Jacobo capelan habitator à la Madona de roman chxiesia”. Solo successivamente assunse la denominazione del Rosario. Si trattava di una cappellania minore, ma che era un segno del fatto che la popolazione aveva un discreto benessere.
L’idea di una rifabbrica era già presente alla fine del XVI secolo e nel 1603 si cercarono aiuti da Roma per ottenere delle indulgenze che poi sarebbero servite per movimentare l’attenzione verso la ricostruzione della chiesa. Il 14 gennaio del 1607 viene data una caparra a M.r Muraro Ber.n per edificare la chiesa a sostituzione di una più piccola e antica. Nel 1617 si procedette alla costruzione del campanile completato nove anni dopo con l’acquisto della campana.
La chiesa ha una semplice aula rettangolare con un’abside profonda che si contrappone alla porta di ingresso che guarda la campagna ed è segnata da due lunghe finestre e un oculo centrale. Una cornice dentellata di mattoni rossi corre sotto la linea di gronda. Nel “1652 die 10 Junii Anniversarium q. Baptistae Nadino qui reliquit ecclesiae B V de Romano frumenti starium unum” dimostrando che per garantire i servizi e la manutenzione dell’edificio gli abitanti avevano costruito un importante beneficio.
Successivamente si attrezzarono gli arredi interni che risentono del barocco locale. L’altare maggiore è di Giambattista e Andrea Ghirlanduzzi da Ceneda ed è datato 1662. Si tratta dell’opera artistica più importante e con la esuberante espressività delle opere in legno dorato dei Ghirlanduzzi era destinata a ospitare la statua della Madonna con bambino tra i santi Domenico e Caterina forse di Giacomo Onesti.
A Sinistra un altare minore barocco in legno dorato attribuito ad Andrea e Giovanni Battista Gghirlanduzzi ospita una pala del 1653 di un pittore minore che rappresenta san Floriano al centro tra San Daniele, S. Antonio e San Carlo Borromeo. Sul lato destro un altro altare coevo (1662) dei Ghirlanduzzi in un apparato in legno dorato con forme barocche accoglie una pala che raffigura San Giuseppe con il bambino nudo tra le braccia all’interno di un paesaggio ideale.
Pagina aggiornata il 02/02/2026